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Attachment parenting: il contatto per rispondere al bisogno di mamma e bambino by mammafelice.it

2 novembre 2015
A mother breastfeeding her baby while her daughter holds the baby's head

L’Attachment Parenting è uno stile educativo basato sull’importanza del contatto tra madre e figlio, e tra genitori e figlio.

Gli elementi fondanti sono il rispetto del bambino e delle sue esigenze ma soprattutto un contatto prolungato pelle-pelle: tener vicini i propri figli, tenerli letteralmente ‘addosso’ abbracciandoli o portandoli in fascia, per coltivare e realizzare con loro un fortissimo legame di empatia.

Non è un invito a crescere figli viziati e deboli, ma anzi un invito a crescere figli forti e sicuri, fiduciosi in se stessi, resi forti dal legame con i genitori.

Questo serve a costituire la “base sicura“¹: la fiducia che il bambino ha verso la sua figura di attaccamento (madre, padre, chi fornisce le cure) gli dà la libertà e la forza di esplorare il mondo. Se infatti il bambino sa di avere sempre a disposizione la protezione dei genitori, ha anche la fiducia di essere amato e supportato, la forza di sopportare il distacco (per esempio all’asilo), la fiducia in se stesso e la capacità di scoprire il mondo senza timore, ma anzi con gioia.

Uno dei principali sostenitori dell’Attachment Parenting è stato William Sears, con la sua guida per comprendere i propri figli e rispondere ai loro bisogni². William Sears individua 7 punti di attaccamento:

  1. Legame alla nascita (Birth bonding): le prime ore dopo la nascita sono importanti per favorire un primo attaccamento; tutte le volte che è possibile, in caso di un parto fisiologico, mamma e papà dovrebbero avere la possibilità di tenere il bimbo a contatto pelle contro pelle, per creare un legame iniziale;
  1. Interpretazione del pianto (Belief in the signal value of your baby’s cries): i genitori dovrebbero essere incoraggiati a comprendere, accogliere e interpretare il pianto del proprio bambino, rispondendo quando il neonato piange, perché il pianto è una forma di comunicazione e non un capriccio o un tentativo di manipolazione;
  1. Allattamento al seno (Breastfeeding): l’allattamento al seno deve essere incoraggiato e sostenuto da tutti, familiari e ostetriche, aiutando mamma e bambino ad avviare l’allattamento nel modo migliore e più sereno;
  1. Indossare il bambino” (Babywearing) : mantenere il contatto con il bambino anche attraverso il gesto del “portare”, con l’uso di marsupio o mei-tai o fascia, è fondamentale nei primi mesi, in modo che il bambino possa godere di un doppio legame con i genitori fisico, oltre che emotivo;
  1. Dormire vicino al proprio bambino (Bedding close to baby): è importante, nei primi mesi di vita, tenere il bimbo nella stessa stanza quando si dorme. Si può tenere la culla attaccata al nostro letto, anche per favorire l’allattamento notturno a richiesta, o praticare il cosleeping³;
  1. Balance and boundaries: imparare a dire di sì e anche di no ai bambini, senza confondere l’attachment parenting con l’assenza di regole per la vita. Le regole e la disciplina sono comunque importanti per lo sviluppo sereno di ogni individuo – purché non sfocino nell’autoritarismo: come in tutte le cose, occorre equilibrio;
  1. Attenzione ai consigli di altri (Beware of baby trainers): i genitori dovrebbero imparare ad assecondare di più il proprio istinto materno/paterno, evitando di sentirsi in colpa o in difetto di fronte ai consigli non richiesti da parenti o conoscenti che li invitano a non viziare i figli, a non coccolarli, ecc….

L’Attachment Parenting insomma, nella sua accezione più pura, incoraggia i genitori a trattare i figli con gentilezza, rispettandone la dignità e opponendosi a ogni forma di autoritarismo.

¹ Termine usato perla prima volta da John Bowlby, padre della Teoria dell’attaccamento

² The Attachment Parenting Book: A Commonsense Guide to Understanding and Nurturing Your Baby

³ L’associazione Semi per la SIDS sconsiglia la pratica del cosleeping nelle prime settimane di vita

Attachment Parenting e Metodo Montessori a confronto

Spesso l’Attachment Parenting viene messo a confronto con Metodo Montessori, due teorie che, presentate talvolta in contrapposizione, non sono affatto in contrasto. Ecco i punti in comune:

  • Prepararsi alla nascita e alla genitorialità: l’approccio Montessori si focalizza molto sull’aspetto dell’accoglienza del neonato, insistendo sull’importanza di un parto non medicalizzato (ove possibile), del supporto nel puerperio, della preparazione dell’ambiente, e dell’aiuto alla mamma a stabilire i ritmi e le routine adatte a sé e al neonato, per proteggere il legame tra genitori e bambino subito dopo la nascita;
  • Nutrire con rispetto: che significa prima di tutto promuovere l’allattamento al seno e poi proporre uno svezzamento rispettoso, che tenga conto dei meccanismi di separazione della mamma e dell’acquisizione delle prime autonomie del bambino;
  • Provare empatia: per la Montessori l’empatia verso i bambini è fondamentale, perché indica il rispetto verso i loro bisogni, per comprenderli a fondo e considerarli nella loro interezza, ma anche unicità.

Il dilemma è quello della disciplina, tanto importante per la Montessori, che era una donna di scienza e aveva studiato un metodo didattico e pedagogico strutturato rigidamente. Il concetto di disciplina della Montessori, tuttavia, non si riferisce a una disciplina autoritaria, che viene imposta dall’esterno. La disciplina, per la Montessori, è anzi un naturale stato di sviluppo del bambino, che richiede ordine e metodo per imparare a crescere bene, perché ami obbedire con gioia. E questo avviene quando il bambino è libero di esprimere se stesso (educare alla libertà) e i suoi genitori hanno fiducia in lui e nelle sue capacità.

Non ci può essere vera libertà, senza vera disciplina, riteneva la Montessori. Voi siete d’accordo?

Quello che è certo, è che instaurare un legame profondo con i figli non solo è utile per una crescita armoniosa, ma è anche bellissimo. Teniamoli in braccio, coccoliamoli, tocchiamoli, facciamogli il bagnetto e il massaggio, allattiamoli, rispondiamo ai loro bisogni e accogliamo il loro pianto. Se accogliamo i bisogni dei neonati, e questo enorme bisogno di contatto fisico e mentale, accresceremo l’autostima dei bambini e la fiducia in se stessi, e li aiuteremo a diventare adulti sereni e forti. E a diventare, a loro volta, buoni genitori.

A cura di Barbara Damiano, www.mammafelice.it

  1. Chiara Geroldi

    Attachment Parenting e Metodo Montessori sono teorie educative alle quali ogni genitore dovrebbe ispirarsi perché fondate su principi assolutamente giusti… A volte, purtroppo, la nostra umana imperfezione, la stanchezza, le difficoltà quotidiane del crescere un bambino in modo giusto e sano rendono complicato percorrere la strada dell’educazione. Credo, comunque, che la convinzione e il desiderio di instaurare un legame solido, profondo, libero e disciplinato con i nostri piccoli siano le basi più solide su cui basare il tentativo di percorrere questa strada.

  2. Elisa Simionato

    Sono dell’idea che come in tutte le cose ci vorrebbe buon senso ed equilibrio, a maggior ragione se stiamo parlando di crescere i nostri figli. Purtroppo spesso mi ritrovo a confrontarmi con mamme estremiste, per la serie o tutto o niente, troppo o troppo poco… Penso che sia l’Attachment Parenting che il metodo Montessori siano degli ottimi principi educativi che ogni genitore dovrebbe conoscere e da cui, in base alle proprie esigenze, potrebbe prendere spunto.

  3. valentina mandotti

    Io sono riuscita ad allattare al seno solo per i primi tre mesi (tra grandi difficoltà e supporto continuo dell’ostetrica); il mio bambino nella fascia piangeva sempre come un disperato e quando lo riposizionavo nella culla tirava un sospiro di sollievo, ma non per questo mi sento meno “attachment parent” rispetto ad altri. Abbiamo trovato il nostro modo di stare vicini: sin da piccolo, la cosa che più lo tranquillizzava era una buona storia o una canzoncina. E, a distanza di due anni, lo è anche oggi. La promozione ad una attachment parenting dovrebbe essere sempre fatta, ma con la consapevolezza che ogni bimbo è un mondo a sè.

  4. Lucia Rocchi

    Il punto 6 e 7 sono FONDAMENTALI! Soprattutto il 7 va… purtroppo tutti si sentono sempre in diritto di dare troppi consigli, troppo non richiesti! Soprattutto a chi decide di avere un approccio più ad alto contatto: sono tutti vizi! L’istinto di mamma e papà invece dovrebbe essere rispettato invece. Personalmente tra il primo e il secondo figlio sono stata in grado di farmi influenzare meno dai giudizi altrui, e sperimentare una forma di genitorialità più di pelle, a mia misura, senza esagerare ne da una parte ne dall’altra!

  5. alessia petroni

    Il contatto stretto mamma bambino per me è essenziale nei primi mesi di vita, così si instaura un buon rapporto mamma figlio.
    I due metodi indicati nell’articolo sono molto utili e dovrebbero essere presi come spunto da tutti i genitori per poi però riportarli sulla propria quotidianietà e sulla propria famiglia, perchè ogni famiglia ha delle abitudini e esigenze diverse.
    Molto spesso si sente tra amiche troppo estremismo a riguardo e troppo spesso queste persone si sentono di giudicare le altre mamme, ma ogni genitore fa per il figlio quello che ritiene sia migliore per la propria crescita.

  6. Silvia Sacchetti Mamma Imperfetta

    Tante sono le cose che, tornando indietro, farei diversamente. Ma una più di tutto. Se dovessi partorire ora, gestirei il sonno del neonato im maniera più morbida. Io ho fatto cosleeping (culla attaccata al mio letto) con entrambi per un anno. Non ho mai fatto cobedding perché avevo due paure: schiacciarlo e creare “abitudini sbagliate”.
    Beh, crescono anche le mamme.
    Se dovessi ora gestire un neonato me lo metterei nel letto.
    Perchè oggi so che non esistono abitudini ma solo bisogni.

  7. valentina agoni

    io ho provato la fascia per “Indossare il bambino” e mi sentirei di consigliarla, il rapporto ne beneficia molto, ho notato che mio figlio piange meno come se avesse capito che basta poco perchè qualcuno accorra da lui, ma non sò se sia un’illusione mia 😉 (e rafforza anche la schiena ;-))