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Perché quando un neonato piange bisogna prenderlo in braccio e cominciare a camminare

4 luglio 2017
Mamma che consola neonato che piange

Si sa che quando i bebè piangono c’è sempre un motivo, ma oggi è addirittura possibile sapere scientificamente perché durante una crisi di pianto, se le mamme tengono tra le loro braccia i piccoli e camminano, come per magia, il pianto si interrompe.

Insomma, con un’unica mossa si fanno contenti mamme e neonati. Vi siete mai chieste perché? La scienza ha trovato la risposta. Uno studio dal Giappone conferma ciò che molte mamme già sanno istintivamente. E’ un metodo scientifico che ha funzionato anche con i cuccioli di topi da laboratorio.


Ti prendo in braccio e ti calmi

I risultati dello studio pubblicato sulla rivista Current Biology condotta dalla dottoressa Kumi Kuroda del RIKEN Brain Science Institute di Saitama, in Giappone, hanno rivelato che i bambini sperimentano una reazione automatica calmante quando vengono presi in braccio e portati in giro dalla mamma. Nel corso della ricerca, i neonati di età inferiore ai 6 mesi, se cullati in movimento tra le braccia della mamma, hanno immediatamente smesso di piangere, mostrando una diminuzione rapida della frequenza cardiaca, mentre i bambini presi in braccio, ma da una mamma seduta, hanno continuato a piangere.
I ricercatori hanno trovato che la risposta tranquillizzante è in realtà parte di una reazione comportamentale già descritta in molti mammiferi, che facilita alla madre il recupero del cucciolo in difficoltà. Ecco che la Scienza e la Natura decretano all’unisono che il posto migliore per la sopravvivenza di un cucciolo è sempre tra le braccia della mamma, ma in movimento.
La dottoressa giapponese, visti i risultati della ricerca pensa che questa teoria sia molto utile perché se i genitori capiscono la corretta funzione del pianto del bebè, forse ne saranno anche meno frustrati.

Un forte effetto calmante

I ricercatori hanno monitorato le risposte di 12 neonati sani di età compresa tra 1 e 6 mesi di vita. Gli scienziati cercavano quale fosse per le mamme il modo più efficace di calmare in soli 30 secondi il proprio bebè mentre piangeva. La risposta è arrivata tempestivamente, così come la cessazione delle lacrime dei piccolini: semplicemente tenendo il proprio bambino in braccio, camminando. Appena la mamma si alzava e cominciava a camminare con il suo bambino stretto tra le braccia, gli scienziati hanno osservato un cambio automatico nel comportamento del bambino.
La stessa ricercatrice e autrice della ricerca, la dottoressa Kumi Kuroda ha dichiarato di essere rimasta sorpresa dalla forza dell’effetto calmante di questo gesto materno. Secondo i ricercatori, la camminata materna è quindi il metodo più efficace nel calmare i bambini rispetto ad altri tipi di movimento ritmico, come il passeggino, la culla o il dondolo.

Consigli per i genitori

Quando c’è un motivo per il pianto prolungato, come la fame o il dolore, il bimbo può ricominciare a piangere appena la mamma si ferma o si siede e lo posa. Ecco perché la dottoressa Kuroda raccomanda che quando un bambino comincia a piangere, prenderlo in braccio e camminare potrebbe aiutare i genitori a identificare la causa delle lacrime. Tenere in braccio il proprio piccolo e camminare con lui per calmarlo potrebbe non fermare il pianto completamente, ma almeno aiutare i genitori a contenere la frustrazione.

I risultati hanno avuto anche implicazioni sulla teoria secondo cui i genitori devono lasciare piangere i loro bambini, per aiutarli a imparare a fare tutto da soli. Lo studio della ricercatrice giapponese suggerisce infatti che alcuni bambini non rispondono affatto bene al metodo Ferber del “cry it out”, ovvero lasciarli piangere un po’ da soli prima di accorrere e prenderli in braccio. I fautori di questa tecnica, tra cui il suo inventore, il dottor Richard Ferber, consigliano ai genitori di lasciare piangere i bambini, senza il conforto della mamma o del papà nella speranza che il bambino imparerà ad auto consolarsi da solo. Ma la Kuroda non è tanto d’accordo per l’appunto e sostiene che sia la funzione calmante materna, nonché il pianto del neonato, siano entrambi meccanismi incorporati e assimilati da milioni di anni nel patrimonio genetico dei mammiferi per la sopravvivenza dei cuccioli. La modifica di queste reazioni è possibile, dato che i neonati sono flessibili, ma ci vuole tempo.

Non solo la mamma

Anche se questo studio ha esaminato il comportamento di un bambino in risposta alla sua mamma, la Kuroda ha detto che l’effetto calmante non è specifico solo per le mamme, ma vale per qualsiasi “caregiver” primario che si prende cura del bambino. I ricercatori hanno osservato gli stessi effetti calmanti anche quando erano i padri, i nonni o una tata a prendere in braccio il piccolo

  1. Morena Della Valle 10 luglio 2017

    Non sono affatto una sostenitrice del metodo Ferber, al contrario credo che se i miei piccoli piangono vadano subito rassicurati…magari mi sbaglio ma è il mio modo per fargli capire sin da subito che io ci sarò sempre, che potranno sempre contare su di me. E’ il mio modo per insegnargli ad avere fiducia in me.
    Ridendo diciamo sempre che il nostro divano di casa e le sedie abbiano le spine…se il nostro piccolino appena arrivato piange, l’unica soluzione è cullarlo per tutta casa…guai a sedersi.
    Anche se siamo al secondo figlio non è mai semplice capire il motivo del loro pianto ma cullarli camminando è sempre stata la soluzione per entrambi.

  2. Francesca Praga 14 luglio 2017

    Verissimo! Anche qui, per ognuno dei miei figli, il fatto di essere presi in braccio e cullati era già, nel 90% dei casi, risolutore di molte crisi di pianto. Io ho sempre associato la cosa sia al fatto che sentono la mia vicinanza e il mio odore, che al ritrovare il movimento ritmico sperimentato nel pancione.