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Consigli per l’inserimento al nido

12 settembre 2017
Bimbo piccolo che gattona in mezzo ai giochi all'asilo nido

Avete deciso se mandare il vostro bebè all’asilo o tenerlo a casa? Se avete optato per la prima soluzione siete nel post(o) giusto!

Con l’aiuto e le ricerche esposte dalla psicologa Paola Molina a Milano all’Università del Sacro Cuore in occasione del XXVI Congresso AIP – Sezione di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione entriamo in un percorso suddiviso in 5 tappe fondamentali per compiere l’inserimento al nido del vostro bambino.

E’ importante capire bene anche quale debba essere il ruolo del genitore affinché il bimbo sia introdotto e accompagnato durante le fasi dell’inserimento al nido nel modo più sereno possibile.

Prima fase: l’accoglienza

Il primo giorno è il momento più significativo. Mamma (ndr: ci riferiamo qui alla mamma per comodità ma può essere anche il papà o un altro adulto che segue l’inserimento) e bambino sono liberi di curiosare all’interno del nido, dove non c’è nulla da nascondere e dove è possibile constatare che gli ambienti e gli spazi del nido sono organizzati per i bambini e per i loro giochi. In questo primo approccio la mamma e le educatrici riceveranno qualsiasi tipo di informazione. Saranno scambiate notizie sul bambino in merito alle sue abitudini e sull’organizzazione del nido, riguardo alle attività educative, ai ritmi della giornata, al pasto, al sonno e al cambio. Le classi sono attrezzate in modo tale che i bambini possano avere a portata di mano tutti i materiali o giocattoli. Il ruolo del genitore in questa prima fase è quello di accompagnare il suo pargoletto in giro per la sala o la classe ad esplorare.

Seconda fase: il consenso

Il bambino può esplorare tutti gli ambienti disponibili con il sostegno della mamma o del papà, a seconda di chi si occuperà dell’inserimento e dell’educatore. Ciò che il bimbo farà in questa seconda fase è di allontanarsi dal genitore per “rischiare”, conoscere, giocare, manipolare, scoprire. In questa fase è necessario non proporre situazioni troppo stimolanti o non abituali, per evitare che si rivolga a ricercare il sostegno della mamma. Alla mamma si richiede di rimanere a completa disposizione del figlio. All’inizio della giornata è invitata ad accomodarsi in un posto fisso del salone per staccarsi limitatamente dal piccolino ma rimanere a sua disposizione, permettendo così al figlio di continuare l’esplorazione del nuovo ambiente con maggiore autonomia.

Terza fase: la sfida

Ora la mamma lascia maggiore spazio al rapporto tra bambino ed educatore attraverso qualche attività ludica. Le porte delle stanze da gioco sono ancora aperte, il bambino può facilmente fluttuare da un ambiente all’altro, e da un’attività all’altra. La mamma resta ancora come figura di riferimento prevalente. Le viene chiesto però di spostarsi più volte, molto velatamente la mamma sfida il proprio piccolo a imparare a cavarsela senza di lei. Dovrà provare a non intervenire nelle situazioni di conflitto in cui è coinvolto il piccolo, per lasciare spazio e tempo all’educatore, come nuovo e futuro referente. E’ importante che in questa terza fase la mamma spinga il figlio a rapportarsi verso l’educatore quando chiede qualcosa (biscotti, acqua, giocattoli, ecc.).

Quarta fase: il distacco preliminare

La mamma in questa fase “mette alla prova” il figlio. Dopo avergli offerto la massima disponibilità ed averlo sfidato in maniera molto graduale, ora deve spingere verso una maggiore autonomia. Ecco che in questa fase la mamma si sposterà dalla classe in cui si trova il bambino ad una stanza adiacente, lasciando il bambino con l’educatore e i nuovi compagni, scomparendo quindi dalla vista del piccolo.

Quinta fase: il distacco

E’ arrivato il momento! La mamma lascia il figlio al nido e va via. E’ importante che la mamma mostri tutto l’entusiasmo e la gioia che prova nel ricongiungersi quando va a riprenderlo, sottolineando il fatto di poter essere sempre sicuro del suo ritorno.

Sappiamo che nemmeno per una mamma è facile allontanarsi dal proprio figlio per tante ore e lasciare che affronti da solo i primi ostacoli. In molti casi sembra che l’inserimento sia anche per i genitori e non solo per il bebè. Questi 5 step possono quindi aiutare madre e figlio ad affrontare con più serenità l’inserimento al nido.

E voi avete già affrontato questa tappa? Condividete con noi e con le altre mamme le vostre storie e consigli!

  1. Donatella Broccardo

    Mia figlia ha il panico dei primi 5 minuti. Sia che parliamo di nido sia che parliamo di qualsiasi tipo di distacco (uno sport, la lezione d’inglese, il pomeriggio in ludoteca). Cerco di tranquillizzarla e di farle capire che non staremo lontane per sempre, ma solo per un periodo di tempo limitato. Le spiego che il tempo passerà velocemente e che lei giocherà con gli altri bambini. Fortunatamente si convince e quando torno a prenderla non vuole più andare via.

  2. Alessandra Voto

    Tutti consigli utilissimi. Quando ho inserito mio figlio al nido è stato di fondamentale importanza anche l’approccio dell’educatrice. Si è seduta lì vicino a noi e agli altri bimbi ed ha cercato, piano piano, un contatto con il bambino (porgendogli un gioco o raccogliendo quello che era caduto a lui). In questo modo ha instaurato da subito un legame con lui. E lui, a sua volta, ha piano piano imparato a fidarsi di lei, sapendo di poter contare su di lei durante l’assenza della mamma.

  3. Alice Gardosi

    Sull’inserimento posso dire che mio figlio ha avuto una reazione atipica: prime tre settinane felicissimo, ero stupita da quanto si fosse inserito in così poco tempo.
    Dopo un mesetto, il tanto temuto crollo!
    È durato 2 settimane: una “mammite” improvvisa.
    Le tate e la pediatra mi hanno rassicurato dicendo che era normale, è possibile che si manifesti una reazione tardiva.
    Ora Luca frequenta l’asilo da 2 anni ed è davvero sereno

  4. Valeria zmaczynska

    consigli utilissimi, per fortuna abbiamo superato con successo ogni singola fase senza grandi traumi, Riccardo ha accettato l’ingresso al nido con molto entusiasmo. Adora le sue maestre e le attività che vengono proposte. Ama stare con gli altri bimbi e giocare senza sosta tutto il giorno, tornato a casa di dedica e si lascia coccolare da noi e ci mostra tutto quello che ha appreso. Io mi sento sollevata e grata di questa reazione e mi aiuta a sentirmi meno in colpa per esser tornata a lavorare.

  5. Morena Della Valle

    La mia prima bimba ha iniziato il nido a 11 mesi e con lei è stato semplicissimo l’inserimento. Complice anche le educatrici sempre sorridenti e dolcissime, al mattino ogni volta era lei a saltare felice in braccio alle maestre e a chiudere la porta.
    Un po’ mi dispiaceva ma questo mi permetteva di andare a lavoro serena e tranquilla.
    Con il mi secondo bambino è stato tutto un po’ più difficile. Ha iniziato il nido a 4 mesi e lo allattavo ancora al seno. Nonostante già da tempo avessi provato a staccarlo un po’ non ne voleva sapere e al nido faceva lo sciopero della fame.
    In questo caso l’inserimento è durato un po’ di più, all’incirca due settimane. Non piangeva, l’unico problema era la pappa. Per fortuna poi si è risolto tutto molto bene e ora anche lui è felice e sereno con le maestre e i suoi amichetti.