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Domande e risposte sulla sindrome di Asperger nei bambini

6 marzo 2018
Bimbo che gioca da solo

Cos’è la sindrome di Asperger?

La sindrome di Asperger (AS) è un disturbo dello sviluppo, imparentato con l’autismo, che compromette le capacità comunicative e di socializzazione dell’individuo. A differenza dell’autismo, però, questa sindrome non presenta compromissione dell’intelligenza, della comprensione e dell’autonomia. Chi ne è colpito ha generalmente buone capacità intellettive, raggiunge un soddisfacente livello di autonomia e ha un regolare utilizzo del linguaggio.

Perché si chiama così?

La sindrome di Asperger prende il nome dal pediatra psichiatra austriaco Hans Asperger (Vienna, 18 febbraio 1906 – Vienna, 21 ottobre 1980) che l’ha studiata per primo. A coniare il termine “sindrome di Asperger”, è stata poi la ricercatrice britannica Lorna Wing. Nell’ultima edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM 5, 2013) però la “sindrome di Asperger” è stata chiamata  “Disturbo dello spettro dell’autismo”.

Quali sono i sintomi principali

Le scarse doti comunicative e l’incapacità di stabilire dei rapporti sociali sono i sintomi principali di questa malattia. Il bambino non riesce infatti ad apprendere i comportamenti che permettono di entrare in relazione con il mondo esterno. A volte all’incapacità di relazioni si accompagna anche un deficit delle abilità motorie, che si esprime con difficoltà a imparare a camminare, scarsa abilità nei giochi di squadra e nelle attività manuali. Un soggetto colpito dalla sindrome può avere un modo goffo e maldestro di muoversi, può incontrare serie difficoltà ad imparare ad andare in bicicletta, a salire e scendere le scale, ad andare in altalena o a restare in equilibrio.

A volte, i malati si distinguono anche per comportamenti singolari, fatti di gesti ripetitivi, “strani” e stereotipati.

Quali sono le probabili cause?

Anche se le cause scatenanti di questa malattia, esattamente come per l’autismo, sono ancora incerte, i medici e i ricercatori ritengono che all’origine della malattia ci possa essere una mutazione genetica.
L’ipotesi è che sia influenzata dall’azione sinergica di più geni, in qualche modo alterati.

Lo psicologo clinico Tony Attwood, uno dei massimi studiosi della sindrome, ipotizza che l’età avanzata della madre o/e del padre potrebbe favorire il disturbo. (Fonte: Guida alla sindrome di Asperger. Diagnosi e caratteristiche evolutive -2007)

Anche se soffrono di sindrome di Asperger 3 persone su 10mila e il 90% di questi sono di sesso maschile, si sa ancora poco per quanto riguarda la diffusione di questa malattia. Nelle ragazze la malattia è molto più rara, ma potrebbe portare allo sviluppo di un disturbo del comportamento alimentare (anoressia).

A che età si può fare la diagnosi e quali sono i primi segnali?

Le prime manifestazioni compaiono durante l’infanzia, attorno ai 2-3 anni, ma è solo quando il bambino inizia ad andare a scuola che, generalmente, si diagnostica la malattia. Infatti i sintomi caratteristici della sindrome di Asperger emergono proprio a contatto con i coetanei e si manifestano con la difficoltà nel socializzare e dialogare con gli altri.
La diagnosi spetta al neuropsichiatria infantile, che la formulerà dopo un’attenta valutazione del caso.

A volte questo disturbo può essere difficile da riconoscere e viene diagnosticato in età avanzata o addirittura mai. Il bambino, infatti, impara a parlare anche molto precocemente rispetto alla media dei coetanei (intorno ai 12-18 mesi) ma poi, andando avanti si evidenzia un linguaggio monotono e pedante, che rende difficoltosa la comunicazione.

Altri campanelli d’allarme possono essere la mancanza di empatia e la scarsissima mimica facciale, l’incapacità di giocare con i coetanei per via di comportamenti inappropriati e respingenti. La sindrome di Aperger è caratterizzata anche da una certa rigidità del pensiero, da atteggiamenti strani e inusuali e da una profonda scarsità di interessi. Ad esempio, i bambini che ne soffrono possono mostrare curiosità per un unico argomento, come i numeri, e “fissarsi” anche per anni solo su questo.

I ritardi motori, invece, non sono indispensabili per la diagnosi, da momento che non tutti i bambini con la sindrome li presentano.

Quali sono le differenze rispetto all’autismo?

Ci sono differenze sostanziali tra la sindrome di Asperger e l’autismo: il bambino Aspie, può sviluppare attaccamento per i famigliari e anche se la sua comunicazione è bloccata e problematica, risulta sempre consapevole della presenza degli altri intorno a sé. A differenza del bambino autistico, che parla pochissimo, è molto loquace, fino a diventare prolisso. Un’altra fondamentale differenza è che chi soffre di sindrome Asperger è pienamente conscio della sua condizione di diversità.

Esistono cure?

Come per l’autismo, anche per la sindrome di Asperger, non esistono rimedi che possano guarire del tutto dal disturbo. Purtroppo, non c’è una cura specifica, ma solo delle contromisure terapeutiche che riescono a migliorare i sintomi principali della malattia. Il percorso di cura è però lungo e impegnativo. Non tutti gli interventi educativi o di tipo psico-comportamentale sul bambino, purtroppo, riescono a garantire risultati soddisfacenti. Più utili sono invece gli interventi di “parent-training”, che agiscono sui genitori per tenere sotto controllo il sentimento di frustrazione e offrire loro strumenti e strategie che possano davvero migliorare il rapporto con il loro bambino e la relazione tra il bambino e il mondo esterno.

  1. Morena Della Valle

    Non conoscevo assolutamente la sindrome di Asperger e, questa come l’autismo mi sembrano delle patologie subdole di fronte alle quali non si può far altro che rimanere impotenti, accettarle e combatterle se non con delle cure con la vita stessa.
    Perché credo che vivere sia il dono più importante che abbiamo ricevuto e, anche se con non pochi impedimenti, dobbiamo fare in modo che tutti lo facciano nel modo migliore che ci sia.
    Siamo abituati a vedere i nostri bambini socializzare, confrontarsi e creare spontaneamente dei gruppi di gioco e, pensare che questa sindrome impedisca tutto ciò, tutto quello che viene naturale fare, lascia disarmati.
    Ma l’affetto, ed entrare nel mondo dei bambini credo sia il supporto e l’aiuto fondamentale in questi casi.