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Il trauma da parto: cos’è e come si supera?

4 aprile 2018
Giovane donna alle prese con i dolori del parto, affiancata dall'ostetrica e dal compagno

Il parto dovrebbe essere un momento di gioia e felicità, ma per molte donne purtroppo non è così.
Non si tratta solo del dolore provato durante il travaglio, ma di una serie di eventi spiacevoli, incidenti di percorso e difficoltà accadute durante il parto, che si ripercuotono sulla psiche della mamma per un lungo periodo di tempo.

Gli esperti lo classificano come disturbo post traumatico da stress (Post Traumatic Stress Disorder PTSD), che insorge nonostante alla fine tutto si sia concluso per il meglio e sia nato un bimbo forte e sano. Interesserebbe circa il 30% delle mamme che percepisce la propria esperienza di travaglio e parto come traumatica, con tutte le ricadute psicologiche che essa può avere (Fonte: Ayers, S. Thoughts and emotions during traumatic birth. 2007)

Un blog inglese dal nome che è tutto un programma, Every mum should know, ha portato recentemente alla ribalta il tema del birth trauma e, dal numero di condivisioni che continua ad avere l’autrice, si capisce che sono in tante le donne che in qualche modo si riconoscono nella sua esperienza.

Il trauma da parto impedisce di vivere serenamente i primi mesi di vita da mamma, ma è un disturbo che non ha nulla a che vedere con la depressione post-parto o il classico baby blues. Non per questo però è meno insidioso, perché spesso è difficile trovare il supporto di amici e parenti o il coraggio di chiedere aiuto a un medico.

Se i disturbi post traumatici legati alla nascita persistono, possono ripercuotersi sulla serenità della famiglia, causare un mancato adattamento al ruolo di madre e rappresentano un serio ostacolo per affrontare una nuova gravidanza. (Fonte: Iles, J., Slade, P. & Spiby, H. Posttraumatic stress symptoms and postpartumdepression in couples after child birth: the role of partner support and attachment. Journal of Anxiety Disorders, 25, 520–530, 2011).

Il disturbo post traumatico da stress è la risposta patologica degli individui ad un evento fortemente stressante, vissuto come una minaccia per la salute del soggetto o di qualcuno a lui caro, che ha determinato una reazione di paura intensa e sentimenti di terrore. Di solito eventi in grado di determinare reazioni di questo tipo sono gli incidenti stradali, le catastrofi naturali, gli abusi e le violenze, ma anche il parto, nonostante sia un evento positivo e frutto quasi sempre di una libera scelta, può essere annoverato tra gli eventi capaci di determinare una reazione psicopatologica.

Il trauma da parto: quali sono le emozioni in gioco

Il fattore di rischio più specifico, che fa scattare il campanello di allarme nella diagnosi PTSD post-partum, è la sensazione della donna di aver vissuto emozioni negative e forte disagio durante il travaglio e il parto.

Tali sensazioni negative generalmente sono da ricondurre a:

  • Dolori fisici forti e persistenti;
  • Senso di impotenza durante il travaglio e paura di perdere il controllo;
  • Utilizzo di tecniche ostetriche invasive, come forcipe e ventosa;
  • Il ricorso al cesareo d’urgenza;
  • Paura della morte o di danni per sé o per il bambino.

Come si può prevenire il trauma da parto?

Sicuramente la preparazione psicologica e l’informazione medica su tutti gli aspetti –anche negativi– del travaglio e del parto, aiutano la donna a superare eventuali difficoltà con maggiore consapevolezza. Per raggiungere risultati soddisfacenti di dovrebbe agire su 3 fronti:

  1. PRIMA: Sarebbe utile che ostetriche e professionisti, durante i corsi pre-parto , si impegnassero in questa direzione, fornendo alle donne informazioni mediche dettagliate e chiare su come gestire il dolore e sui possibili scenari della sala parto, anche quelli non del tutto rosei. Solo così si aiutano le donne ad anticipare gli eventi e acquisire un maggiore autocontrollo di fronte a eventuali difficoltà.
  2. DURANTE: Una volta in ospedale, il personale medico e sanitario dovrebbe prestare maggiore attenzione anche allo stato emotivo della donna, per cercare di minimizzare le emozioni negative e la percezione di minaccia alla propria vita e a quella del neonato. Sembra proprio che la partecipazione attiva e consapevole del partner possa ridurre in qualche modo i vissuti di stress della donna, anche in esperienze di parto percepite come fortemente traumatiche.
  3. DOPO: Alle donne che manifestano segni di disagio psichico o dissociazione durante il parto, dovrebbe essere offerto un supporto postnatale. Per prevenire o contenere gli effetti del trauma da parto occorre rafforzare la neomamma, restituendole autostima e il ruolo di protagonista nella nascita del suo bambino.

  1. nadia toppino

    Interessante per chi l’ha vissuto….nei corsi pre parto purtroppo non si affrontano certe tematiche, quali ad esempio “cosa fare quando si arriva al termine gravidanza e ti impongono l’induzione al parto”, sarebbe utile conoscere prima i “diritti” e le possibilità di azione della futtura mamma, che in quei momenti forse è poco “lucida” per decidere di fronte ad un “Se non vuole l’induzione firmi lo scarico di responsabilità e la lasciamo andare”…
    😉
    Ed è vero che quetsi traumi poi rischiano di rovinarti i prii giorni col bimbo!

  2. Romina C.

    Credo che questo tema sia ancora quasi un tabù. È fondamentale il supporto pre e post parto, non solo da un punto di vista fisico ma anche (e soprattutto) emotivo. Il ricordo di un parto dovrebbe essere piacevole, o almeno, felice. Ma purtroppo si sente parlare troppo spesso, non solo di mancanza di supporto o informazione, ma addirittura di situazioni spiacevoli con il personale.
    Spero che, oggi che se ne parla sempre di più, questo tema venga affrontato dai genitori e dal personale sanitario più apertamente e con maggior consapevolezza.

  3. Ginevra Carnevale

    Mi trovo molto d’accordo con questo articolo, io ho vissuto due parti. Il primo l’ho sempre definito come un trauma, dal punto di vista fisico e psicologico. Il secondo invece è stato la mia rivincita. Sicuramente essere al primo o al secondo parto cambia, ma c’è molta carenza di informazione e preparazione psicologica sugli aspetti negativi che un’esperienza così forte porta inevitabilmente con sè. Credevo per esempio che entrando per partorire in ospedale sarei stata “coccolata” dal personale medico e invece no, diventi un numero, non sei l’unica che deve partorire ovviamente e la magia che ti aspetti ingenuamente sentendo i racconti delle ostetriche al corso preparto è totalmente inesistente, almeno secondo la mia esperienza. La “brutta” esperienza del primo mi ha dato molta forza per il secondo, ero più disincantata e pronta al peggio e invece è andata benissimo 🙂 Ottimi consigli.

  4. Martina Ricciardiello

    Post interessante, non conoscevo questo trauma ma posso facilmente capire come molte donne possano incorrervi. Io per fortuna ho avuto un bel parto, ma soprattutto ho avuto a che fare con professionisti davvero bravi ed empatici durante la mia permanenza in ospedale, il che è una cosa fondamentale. Ricordo però il senso di solitudine e paura quando sono tornata a casa con la mia bimba, marito al lavoro e tante domande alle quali non sapevo dare risposta!

  5. nancy ciurli

    Il parto è un evento violento ma nessuno te lo dice.
    Io l’ho capito dopo un pò, pensando e ripensando al mio.
    Sono arrivata al travaglio preparatissima, per carattere ho scelto di sapere cosa succede sia a livello fisico che mentale. Ero pronta e tranquilla, non ho avuto paura del parto in sè o del travaglio nè del dolore, avevo pensieri per la bambina, insomma speravo tutto andasse bene.

    Il travaglio è partito inaspettatamente ed è stato velocissimo, mi hanno ricoverato già dilatata di 5 cm e in altre due ore sono arrivata a 9 cm.
    Poi, d’un tratto, mi hanno portata in sala parto per un cesareo d’urgenza a causa del distacco della placenta.

    Nei mesi a seguire, ho letto la cartella clinica e ho ripercorso tutta la serata così ho capito che il parto è un evento traumatico, animale, fisicamente e psicologicamente violento.
    Personalmente non sono stata male, non ho sofferto di PTSD ma avrei potuto e lo dico razionalmente.
    Nessuno ne parla, neanche al corso pre parto dove si tende a dare più importanza alla depressione o maternity blues eppure è una parte molto importante, anche se può essere vissuta come un ulteriore ‘pensiero’.

  6. marica giubila

    Mi riconosco in molti passaggi dell’articolo.
    Il mio primo parto, un cesareo programmato, è stato a dir poco traumatico. Durante l’intervento ho temuto per la mia incolumità, ero così terrorizzata che non sono riuscita ad assaporare i primi attimi con mia figlia. E per molto tempo ho rifiutato l’idea di un’altra gravidanza.
    Quando ho scoperto di aspettare un bambino, ho deciso che questa volta sarebbe stato diverso e che sarei arrivata preparata al parto. Ho conosciuto e parlato con altre mamme, mi sono confrontata con ostetriche e personale medico, ho utilizzato diversi mezzi per documentarmi.
    Un mese fa è nato il mio bimbo con un bellissimo cesareo programmato.
    Chiedete aiuto e informatevi, la consapevolezza è tutto.

  7. Alessandra Voto

    Il momento del parto è sicuramente uno dei momenti più belli e più difficili che una donna possa affrontare. Personalmente, per la prima gravidanza, ho ritenuto utile seguire un corso pre e post parto. Il primo con info utili per la preparazione psicologica, fisica e logistica in vista del parto. Il corso post invece è stato utile per condividere con le altre persone del gruppo l’esperienza vissuta.
    Per quanto riguarda la sala parto bisogna dire che è anche una questione di fortuna (se trovi l’ostetrica giusta che sa darti i consigli giusti, anche in termini di posizioni, ecc. allora è tutto di guadagnato). Sicuramente quello che mi ha aiutata di più è stato avere accanto mio marito che, seppur totalmente inesperto, ha vissuto con me quella situazione difficile ma bellissima al tempo stesso.

  8. Morena Della Valle

    Con la mia prima gravidanza, alla fine sono arrivata al cesareo d’urgenza ma nelle 24 ore che l’hanno preceduto mi sono letteralmente sentita maltrattata.
    La mia bimba non ne voleva proprio sapere di nascere naturalmente, sono arrivata a 42 settimane senza avvertire assolutamente nulla e visto che il liquido amniotico cominciava a scarseggiare hanno deciso di rocoverarmi.
    Gli ospedali sono molto pro parto naturale a tutti i costi e così hanno cominciato con la tecnica del palloncino per 24 ore ma anche con questo nessun accenno di contrazione o rottura delle acque.
    Hanno cominciato con l’induzione tramite endovena ma anche in questo caso niente e dopo 6 ore di dolori lancinanti e provocati artificialmente la mia dilatazione non superava i 4 centimetri.
    Hanno così deciso di forzare la rottura delle membrane con una specie di grosso ferro da maglia ma anche in questo caso non è successo assolutamente niente e così siamo arrivati al cesareo d’urgenza, di corsa verso la sala operatoria.
    Ho un ricordo bruttissimo di quei giorni in ospedale e la nascita della mia bambina mi ha restituito un po’ la gioia ma a causa del cesareo i primi giorni avevo il catetere, non potevo alzarmi e con le flebo fisse alle braccia riuscivo a fatica a tenerla in braccio.
    Però per fortuna i bambini rendono il tempo magico, i giorni peggiori sono volati e ho potuto dedicarmi alla mia bambina con tutto l’amore del mondo.
    Alla seconda gravidanza ero terrorizzata da tutto questo e ho optato per il cesareo diretto.

  9. Redazione

    Grazie a tutte per la vostra testimonianza. Evidentemente è un tema molto sentito tra le mamme e di cui ancora poco si parla. Quali sono le motivazioni secondo voi?

  10. valentina agoni

    Anche per me il parto è stato molto traumatico, nonostante il corso pre-parto: sono rimasta molto delusa dal fatto che nell’ultima ecografia fatta pochi giorni prima del parto non siano stati in grado di fare una stima del peso della bimba (rivelatosi poi 3,8 kg), e dalla presunzione con cui le ostetriche che mi ripetevano: “spingi spingi” dopo 18 ore di travaglio, digiuno e privazione del sonno.