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Fare il bagno senza pensieri: consigli per un’estate al top

Care mamme, siamo nel periodo dell’anno più amato da grandi e piccini, quello estivo, fatto di vacanze giochi al mare e tanto altro. In questo mio piccolo articolo voglio sfatare uno dei più grossi e consolidati miti estivi, quello del bagno dopo mangiato.

In realtà quello di far aspettare due ore o più dopo aver mangiato senza entrare in acqua è una abitudine tutta italiana e che non trova riscontro nelle ultime ricerche scientifiche svolte dall’organizzazione mondiale della sanità.

Quella che viene comunemente chiamata congestione digestiva è rappresentata da una serie di sintomi che si susseguono nel tempo e sui quali si può intervenire una volta riconosciuti senza rischio di annegamento o morte improvvisa.

Cos’è la congestione digestiva

È un disturbo a carico dell’apparato gastro enterico causato da uno sbalzo di temperatura nella zona addominale a seguito di una eccessiva escursione termica. Si tratta di un meccanismo di difesa del nostro organismo, che in queste condizioni di “shock” dirotta il flusso sanguigno verso le aree cerebrali per poter mantenere la temperatura basale.

Questo spiega perché più facilmente si può incorrere in questo problema in estate quando si è più facilmente sottoposti a sbalzi di temperatura. Questa condizione però può avvenire per diversi motivi e in diversi modi, basti pensare allo sbalzo di temperatura che subisce l’addome quando passiamo da un ambiente molto caldo come dentro una macchina senza aria condizionata all’interno di negozi con aria condizionata particolarmente bassa oppure allo sbalzo di temperatura che subiamo quando accaldati sotto il sole ci rinfreschiamo mangiando una granita fredda.

I sintomi della congestione digestiva

Come già accennato i sintomi sono graduali nel tempo e non portano ad arresti cardiaci improvvisi.

Inizialmente il soggetto presenta una carnagione pallida, inizia a tremare, a sudare freddo e ad avvertire spossatezza, dopo qualche minuto non è raro che si aggiungano altri sintomi gastrointestinali come un forte dolore addominale, dei crampi e degli spasmi gastrointestinali. Già a queste prime avvisaglie di malessere è possibile intervenire individuando ed evitando la causa che sta provocando lo shock termico (uscire dall’acqua, asciugarsi e coprirsi, spegnere l’aria condizionata e coprirsi, non mangiare alimenti ghiacchiati).

Successivamente infine i sintomi possono sfociare in nausea, vomito e diarrea. Tra gli altri sintomi tardivi della congestione digestiva ci sono: sensazione di vertigine e più raramente la perdita dei sensi.

Cosa fare in caso di congestione digestiva

Se ci si rende conto di avere una congestione digestiva, bisogna innanzitutto evitare di mangiare. È invece necessario bere, per poter contrastare la disidratazione, che creerebbe un mix micidiale con la congestione: meglio pertanto assumere liquidi a piccoli e frequenti sorsi (ovviamente a temperatura ambiente o tiepidi) in modo da ripristinare gradualmente la temperatura corporea corretta. Nel caso si abbia l’addome scoperto può essere di maggior sollievo tenerlo coperto.

Il rapporto¹ globale sull’annegamento (2014) dell’WHO mostra che l’annegamento è una delle 5 maggiori cause di morte e l’età è uno dei maggiori fattori di rischio. La causa primaria è la mancata supervisione dei bambini soprattutto tra le mura domestiche (vasche da bagno, piscine di casa e secchi). Globalmente la maggior parte degli annegamenti avviene nei bambini tra gli 1 e 4 anni, seguita dai bambini tra 5-e 9 anni.

Quali fattori influenzano il rischio di annegamento?²

  • Il non saper nuotare; molti adulti e bambini riferiscono di non sapere nuotare. Alcune ricerche hanno mostrato che frequentare lezioni di nuoto riduce il rischio di annegamento nei bambini tra i 1-4anni.
  • La mancanza di barriere per impedire l’accesso in acqua non supervisionato; le barriere come le recinzioni delle piscine, impediscono ai bambini di accedere all’area piscina senza un tutore. Un recinto di isolamento a tutti e quattro lati della piscina riduce il rischio di annegamento nei bambini dell’83%.
  • La mancanza della stretta supervisione mentre si nuota; l’annegamento può avvenire rapidamente e silenziosamente ovunque ci si acqua (come vasche da bagno, piscine, secchi) è importante quindi la supervisione di bagnini.
  • Ubicazione: persone di diverse età annegano in posti diversi. Per esempio i bambini tra 1 e 4 anni annegano maggiormente nelle piscine di casa. Più della metà degli annegamenti fatali e non tra i 15anni e oltre accade invece in laghi, fiumi o oceani.
  • La mancanza di dispositivi salvagente; più del 72% delle morti in barca avvenute nel 2010 nella costa degli stati uniti è stata dovuta ad annegamento e nell’88% dei casi le vittime non indossavano un giubbotto salvagente.
  • L’uso di alcol; tra gli adolescenti e gli adulti l’uso di alcol interessa più del 70% dei decessi associati ad attività ricreative in acqua. L’alcol altera l’equilibrio, la coordinazione e il giudizio e questo effetto è ampliato in caso di esposizione al sole e al caldo.
  • Disturbi epilettici; per le persone con epilessia l’annegamento è la causa più comune di morte accidentale sia in vasca da bagno che in luoghi a più al to rischio.

Questa estate quindi potrete lasciare giocare con l’acqua i vostri bambini più spensieratamente anche dopo mangiato ma stando sempre vicino a loro e tenendoli bene sott’occhio.

Buona estate a tutti!

¹ http://www.who.int/mediacentre/factsheets/fs347/en/
² https://www.cdc.gov/HomeandRecreationalSafety/Water-Safety/waterinjuries-factsheet.html